MOSTRE: FOTO SULLA RELIGIOSITA’ POPOLARE NEL CATANZARESE

(AGI) – Catanzaro, 18 mar. – “Conoscersi – osserva il giovane universitario – equivale ad amarsi: provare, per credere! E quanto piu’ ci si confida con una persona, tanto piu’ ci si conosce e ci si ama”. Pertanto, seguiamo l’obiettivo della macchina fotografica che gli e’ compagna nei giorni di svago, e che mette a fuoco non soltanto le bellissime chiese ricche di storia e di arte, ma i luoghi e le figure sacre che meno si conoscono, come ad esempio la nicchia di ‘a Madonna d’o carvuna, cosi’ detta perche’ dipinta da un anonimo con un pezzo di carbone. Sfilano, inoltre, sotto i nostri occhi, “processioni a mare”, Santi portati a ritmo di danza e magari accompagnati da suonatori di zampogne, pur quando Natale non e’; e poi, verginelle con le ali, donne devote che camminano scalze per tutta la durata della processione, volti edificanti, penitenti con il dorso nudo che si flagellano a sangue, e altri che si gravano la testa di una corona di spine dette santare, per rinnovellare sul proprio corpo il dolore di Gesu’ legato alla Colonna dei nostri peccati. Qualcuno fa mostra dell’Ecce homo, che si e’ fatto tatuare sul muscolo deltoide, e non certo per dileggio, bensi’ per l’orgoglio di sentirsi materialmente piu’ vicino a Cristo. Sono aspetti che i puritani deridono, intransigenti di qualsiasi forma espressiva della gente del popolo, che in vero parla e prega a suo modo, ma con nel cuore i profondi e gl’indicibili sentimenti che diversamente non saprebbe esternare. Cosa c’e’ che non va, in tutto questo? Andrea Bressi osserva giustamente: “Quella che si usa definire religiosita’ marginale, nel Catanzarese e’ molto sentita e, in alcuni casi, contrasta con quella ufficiale. Da tali forme di devozione popolare scaturisce un’emotiva familiarita’ con Cristo, con la Madonna e con i Santi, ed in essi i fedeli confidano per ottenere principalmente salute e serenita’”. In effetti, e’ proprio cosi’: le manifestazioni esteriori, siano essi di giubilo o di sofferta contrizione, possono o meno avere valore agli occhi di chi ci vede, ma a Dio e ai Santi si parla con un linguaggio che non si trova in alcun dizionario. Sono le nostre opere che contano, dinanzi a Dio, in quanto ogni albero si conosce e si giudica dai frutti che pendono dai suoi rami. (AGI)

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