MEREDITH: DOMANI ARRINGA MULTIMEDIALE DIFENSORI SOLLECITO
(AGI) – Perugia, 23 ott – Quella di domani, al Tribunale di Perugia, sara’ un’arringa multimediale. I difensori di Raffale Sollecito (Giulia Bongiorno, Luca Marori, Marco Brusco con i sostituti processuali Delfo Berretti e Donatella Donati) potranno contare sull’ausilio di strumenti telematici, con la proiezione di video e l’ascolto di documenti audio ed ancora lavagne luminose, proiettori e cavalletti ma verra’ anche depositata una memoria. Il Gup Paolo Micheli ha autorizzato lo scorso martedi’ tale modalita’, richiesta dal collegio per presentare al meglio la posizione dell’ingegnere informatico di Giovinazzo che ha sempre respinto (al pari degli altri imputati) le accuse mosse dalla Procura. Tutte le difese sostengono che la mole di indizi raccolti nel corso dell’indagine non costituiscono prove schiaccianti e si insiste per dimostrarne l’inutilizzabilita’. E’ quanto rilevato ed esposto dagli avvocati Ghirga e Della Vedova nell’arringa di martedi’, e’ quanto faranno sabato i legali di Rudy Guede ed e’ quanto si apprestano a fare dalle 9,30 di domani i difensori di Raffaele Sollecito. Come sempre il giovane presenziera’ all’udienza ma, da quanto emerso, non dovrebbe rilasciare alcuna dichiarazione spontanea (dopo quella pronunciata sabato scorso, prima della requisitoria dei PM, allo scopo di precisare il periodo in cui conobbe Amanda, il 25 ottobre durante un concerto di musica classica all’Universita’ per Stranieri, appena una manciata di giorni prima della morte di Mez). Al centro dell’arringa degli avvocati Bongiorno, Maori e Brusco, quindi, la critica puntuale ed analitica all’intera inchiesta. Attraverso le perizie dei consulenti di parte si cerchera’ di evidenziare soprattutto quelli che vengono riconosciuti come elementi deboli, inutilizzabili. C’e’ innanzi tutto il DNA sul gancio del reggiseno di Mez, isolato seguendo metodologie espressione dell’alta professionalita’ della polizia scientifica e tali da non generare dubbi, come testimoniato in udienza dalla biologa Patrizia Stefanoni. I difensori di Sollecito sostengono invece che la traccia derivi da una sorta di inquinamento involontario provocato dagli investigatori (magari avendo sollevato il pezzetto di stoffa con i guanti e non con una pinzetta). (AGI)
Cli/Pg/Sic (Segue)