CRISI: USA, CALA NATALITA’ MA SALE VENDITA OVULI
(AGI) – Houston, 23 dic. – La recessione e’ entrata nelle camere da letto di molte coppie americane e, secondo alcuni esperti, se perdurasse vi sarebbe un vistoso calo del tasso natalita’, come durante la grande depressione quando scese del 2,1%. Anche nel 1976, ha osservato Carl Haub, del Population Reference Bureau di Washington DC, il tasso delle nascite diminui’ dell’1,7% in seguito alla crisi petrolifera. Attualmente i bimbi nati aumentano ad un tasso del 2,1% ma “quando la situazione economica e’ negativa – ha spiegato Haub – la gente non ha molta fiducia nelle prospettive e rinuncia fare figli”.
Perfino la fecondazione assistita ha subito una frenata. “Durante la campagna elettorale, per l’incertezza legata al futuro, la domanda e’ rallentata davvero molto”, ha spiegato all’Agi Mary Fusillo, direttore della clinica per l’infertilita’ Donors Solution di Houston. “Ora le richieste si sono nuovamente stabilizzate perche’ l’impatto della crisi, almeno nella area ricca area di Houston che vive di energia, e’ contenuto. In compenso – ha aggiunto – stanno aumentando le offerte per la vendita di ovuli ma spesso si tratta di donatori non qualificati che sperano di guadagnare 5.000 dollari in fretta e furia e che rimangono delusi. I requisiti per essere donatori sono molto stringenti: occorre un’eta’ compresa tra i 20 e i 26 anni, un peso adeguato e anche una discreta istruzione perche’ i clienti sono esigenti. La selezione e gli accertamenti durano almeno un paio di mesi”.
In base ai dati del Dipartimento dell’Agricoltura Usa, il costo di un figlio, in una famiglia della classe media con due bimbi, e’ risultato compreso tra i 10.930 e i 12.030 dollari nel 2007. Una stima che la gente comune sembra confermare. “Le nostre entrate non superano i 70.000 dollari l’anno – ha raccontato la 33enne Renee – ho una bimba e vorrei un altro figlio ma non so ce le facciamo perche’ ci costa almeno 10.000 dollari l’anno, senza contare gli extra per babysitter, pannollini e i risparmi per il college. Non possiamo permetterci una casa piu’ grande e non ci piace l’idea di costringere due figli in una sola stanza – ha aggiunto Renee – cosi’ come non vorremmo che rinunciasse alle lezioni di danza e alle classi di spagnolo, oltre che alle vacanze in montagna. Piuttosto ci arrenderemo all’idea di rimanere con un figlio unico”. Sono le famiglie a piu’ basso reddito a fare piu’ figli, a dispetto della crisi, ma al college dei figli non possono permettersi neppure di pensarci, cosi’ come alle tate e alla settimana bianca. (AGI)
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