ARCHEOLOGIA: IL SATIRO DI MAZARA HA IL “COSO” DI PRASSITELE

(AGI) – Francoforte, 26 feb. – Il satiro e’ un originale greco, spiega Andreae, perche’ al suo interno e’ rimasta l’impronta dell’incannucciata, vale a dire la struttura di canne di palude e creta usata nella fusione. Un esemplare unico, insomma. E prassitelico, proprio per via di quello che i suoi proprietari romani chiamavano penis ammirandone, per almeno quattro secoli di seguito, la grazia.

Una grazia che nella statua e’ affidata anche al busto, leggermente arcuato, alla testa, reclinata su una spalla, ai capelli mossi dal vento della danza, e alle gambe, che ci si immagina spiccanti un salto.

Tanto bello da suscitare le gelosie della stessa moglie dello scultore, la bellissima Frine, che di Prassitele era anche musa e modella, in un connubio estremamente moderno. Frine aveva posato per una statua di Afrodite, la prima a nudo integrale, ma temeva che nel cuore del marito il Satiro occupasse il primo posto, cosi’ un giorno gli mando’ un servo ad annunciargli che il magazzino aveva preso fuoco e le statue erano andate perse. “Anche il Satiro?” chiese Prassitele, confermando cosi’ i dubbi della donna. No, non era andato perduto. Lo sarebbe stato molti anni dopo, per tornare ad essere annoverato tra i capolavori del mondo antico grazie ad un particolare inedito.(AGI)

Nic