DANZA: MICHA VAN HOECKE PORTA A ROMA IL SUO ‘CAFE’
(AGI) – Roma, 28 lug. – Le atmosfere dei caffe’ di Bruxelles negli anni Sessanta, le interminabili conversazioni davanti a un boccale di birra, le innumerevoli e diverse vite che vi si incrociavano, esistenze comuni mescolate ad artisti e intellettuali. Il tutto arricchito da scatti autobiografici, ricordi scherzosi e dolorosi, momenti di vita vissuta. Tutto questo e’ ‘Au Cafe’, lo spettacolo che il coreografo Micha Van Hoeke portera’ questa sera, con il suo Ensemble, sul palco della rassegna capitolina ‘Invito alla danza’. Un allestimento che risale al 2005 ma che solo oggi, per la prima volta, arriva a Roma. ‘La citta’ nella quale vorrei vivere e lavorare’ sottolinea il coreografo il quale, per l’amicizia che lo lega alla direttrice del festival Marina Michetti e per il rapporto speciale che ha con la citta’, eccezionalmente comparira’ per brevi momenti sul palcoscenico. Insieme al tempo, ‘allungato, quasi pesante’, e al piacere, ‘piu’ terreno, meno dionisiaco del vino’, della birra, protagonista dello spettacolo e’ la musica: quella francese e belga degli anni Sessanta, mescolata alla Sinfonia n.5 di Beethoven che, ricorda Micha davanti a un succo d’ananas e a un piattino di pasticcini, ‘dovrebbe essere considerato belga’. Belga, fiammingo come e’ un po’ lui, l’aspirante attore divenuto ballerino di Bejart per tener fede alla promessa fatta a un amico prematuramente scomparso. Il ballerino diventato direttore del Mudra, la scuola d’arte fondata dallo stesso Bejart a Bruxelles. Il direttore che ha fondato una compagnia di danza e dal Belgio si e’ trasferito in Italia, a Castiglioncello. ‘Vent’anni fa – racconta – quando nelle grandi citta’ italiane, come Roma, c’erano meno apertura e interesse per il teatro, le arti, mentre i piccoli centri erano luoghi di fermento e sperimentazione. Oggi – prosegue – le cose si sono rovesciate ed e’ in posti come la Capitale che si e’ risvegliato l’interesse per la danza, la cultura in generale’. Un interesse al quale, pero’, non corrisponde una adeguata formazione degli artisti. Per questo, oltre ai numerosi progetti artistici che sta portando avanti (come l’allestimento dell’opera lirica ‘Carmen’ per il San Carlo di Napoli), Micha confessa di stare pensando alla fondazione di una scuola, un’accademia delle arti, rivolta sia a giovani ballerini professionisti che ad allievi piu’ piccoli, futuri talenti. ‘Una scuola – spiega – che dia una formazione completa, a 360 gradi, cosicche’ i ballerini in scena possano arricchire il movimento con la giusta intenzione, interpretando a fondo quello che danzano perche’ ne conosco la storia, i contenuti, e non limitandosi a una ripetizione meccanica di movimenti codificati, imparati a memoria. Perche’ l’arte – conclude – non deve mai essere il pretesto o la vetrina per un ballerino o un artista, anche se grande e molto noto, deve conservare i propri significati profondi’. (AGI)
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