DANZA: VENEZIA, ALLA FENICE ‘TOD IN VENEDIG’ DI NEUMEIER

(AGI) – Venezia, 28 set. – Il suo spettacolo Tod in Venedig (Morte a Venezia), rappresentato per la prima volta all’Opera di Amburgo il 7 dicembre 2003, trae libera ispirazione dalla novella “Der Tod in Venedig” di Thomas Mann (1912). In parte autobiografico, il racconto di Mann e’ incentrato sulla crisi creativa di un intellettuale, Gustav von Aschenbach, che nel tentativo di sfuggire a un’impasse interiore lascia Monaco di Baviera e si reca a Venezia per un periodo di vacanza. Al Lido di Venezia, dove viene fatalmente trasportato in gondola, Aschenbach e’ affascinato da un adolescente polacco, Tadzio, e dalla sua famiglia e immagina di intrattenere un intenso, segreto rapporto amoroso con lui. Ossessionato da Apollo e da Dioniso, dall’aspirazione all’ascesi come dalla brama voluttuosa dei corpi, il protagonista muore sulla spiaggia contemplando l’amato, forse vittima dell’epidemia che in quei mesi aveva colpito la citta’ lagunare o piuttosto lacerato dalle proprie contraddizioni irrisolte. La novella di Mann riprendeva figure della tradizione letteraria tedesca e dell’attualita’. Nella figura di Aschenbach erano infatti adombrati l’anziano Wolfgang von Goethe, innamorato infelice di una diciassettenne; il poeta August von Platen, noto per il suo culto della classicita’ e le predilezioni omoerotiche, morto a Siracusa nel 1835; Gustav Mahler, mancato nel 1911 proprio mentre Mann stava scrivendo il racconto (e il cui nome di battesimo, non a caso, lo scrittore attribui’ al suo protagonista). Il soggetto manniano e’ stato gia’ capofila di una tradizione artistica di alto livello: si ricordi in particolare la lettura cinematografica di Visconti (1971). Nella sua creazione danzata Neumeier offre un contributo originale, a sua volta aggiornato in senso autobiografico. Il protagonista non e’ uno scrittore, ma un coreografo in cerca d’ispirazione, descritto nel suo ambiente di lavoro, che tenta di ideare un balletto su Federico il Grande di Prussia. Neumeier ignora volutamente la produzione di Mahler, fondamentale nel film di Visconti e basa la sua coreografia su musiche di Johann Sebastian Bach e Richard Wagner, con inserti realizzati dal vivo da un pianista. Basato su un continuo scambio di arte e vita del suo ideatore-coreografo, questo balletto ribadisce le scelte impegnative di musica ‘alta’ che caratterizzano tanta parte della produzione di Neumeier. L’ascetismo dell’Offerta musicale di Bach (col suo “Thema Regium” ideato da Federico II), il languore appassionato del ‘Liebestod’ del “Tristano”, gli ardori del baccanale del “Tannhäuser” di Wagner conferiscono una severa intensita’ intellettuale a questa composizione, danzata in un linguaggio neoclassico asciutto, scarnificato. (AGI)

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