S. CECILIA: NAGANO E LUPO INSIEME PER MOZART E STRAVINSKIJ
(AGI) – Roma, 10 Dic. – Tra i suoi maestri puo’ vantare Aldo Ciccolini, Nikita Magaloff e Murray Perahia: il pianista Benedetto Lupo, ormai ospite regolare delle sale e delle Orchestre piu’ prestigiose nel panorama internazionale, sara’ all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia sabato 12 dicembre (Sala Santa Cecilia ore 18.00, repliche il 14 ore 21.00 e il 15 ore 19.30) per eseguire insieme all’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia diretta da Kent Nagano, il Concerto n. 23 K 488 di Wolfgang Amadeus Mozart.
Nella seconda parte della serata, Nagano levera’ la bacchetta sulle pagine della celeberrima partitura giovanile, ma gia’ compiuto capolavoro, di Igor Stravinskij, L’Uccello di Fuoco, eseguito in questa occasione nella sua versione integrale.
Il Concerto K. 488 e’ uno dei piu’ noti tra i ventisette scritti da Mozart. Il carattere del brano si rivela gia’ da una singolare scelta strumentale del compositore, che utilizza nell’orchestra i clarinetti in posizione decisamente preminente: cio’ conferisce al Concerto un “colore” strumentale singolarissimo, tenero e trasognato, che a partire da questo momento diventera’ caratteristico di molte composizioni mozartiane. Diviso nei tradizionali tre movimenti, il K. 488 mostra al massimo livello tutte le sottili sfaccettature dell’arte mozartiana: la capacita’ di costruire forme di grande respiro e bellezza melodica nell’Allegro, la melodia tenera, velata, irresistibile nell’Andante, lo sguardo giocoso, arguto e straordinariamente sottile nel Rondo’.
L’Uccello di Fuoco e’ il brano che diede fama internazionale a Stravinskij, grazie alla memorabile esecuzione parigina dei Ballets Russes di Sergej Diagilev. In genere se ne conosce la Suite Sinfonica, che contiene i brani piu’ spettacolari del Balletto; ma in questa occasione si ascoltera’ l’intera partitura. Si tratta di una delle composizioni chiave del Novecento musicale: riassume e in un certo senso liquida le atmosfere esotiche, orientali della “Scuola Russa” , utilizza in modo stupefacente le scoperte strumentali dell’Impressionismo francese e allo stesso tempo inaugura un modo nuovo di pensare l’orchestra e soprattutto il ritmo. La “Danza Infernale” costituisce una pietra miliare nella storia del ritmo novecentesco, la sua irregolaritA asimmetrica e la capacita’ di rigenerare continuamente l’energia, l’impulso del brano sono senza precedenti e avranno un’influenza decisiva sulle successive grandi composizioni stravinskiane: Petruska e la Sagra della Primavera.(AGI) red/aaa