(AGI) – Roma, 27 nov -Fermo restando l’incontestata stima di cui e’ tributario il regista Zeffirelli, viene pero’ da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala per l’allestimento dell’Aida Kolossal, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben 120.000 euro per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico. E’ quanto scrive il Maestro Almerindo d’Amato a proposito delle dichiarazioni del regista Franco Zeffirelli sull’Aida Kolossal che inaugurera’ la stagione operistica alla Scala di Milano. In una lettera aperta al quotidiano La Repubblica, al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro dei beni culturali ed al Presidente della Scala, lettera sottoscritta da altri illustri musicisti (Lia De Barberiis, Giuseppe Giglio, Pieralberto Biondi, Donella D’Alessio, Luisa De Robertis, Gloria Lanni, Francesco Telli e Francesco Carotenuto), il Maestro d’Amato ricorda che sul quotidiano citato, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, Zeffirelli dichiarava: “Confesso che, quando il Sovrintendente Stephane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perche’ mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.” Dunque – scrive d’Amato – una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli e’ stata conservata, “con tutti gli onerosi costi relativi ed e’ stata totalmente inutilizzata, tanto e’ che, nel 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova Aida firmata da Ronconi. Inoltre, se Zeffirelli ha inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati 2 milioni di Euro rispetto alla nuova, e’ legittimo dedurre che quest’ultima costera’ in realta’ ancora di piu’! Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, e’ lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito – non potra’ essere noleggiata e circuitare in altre sedi proprio a causa dei suoi altissimi costi? Ultima considerazione: per quale motivo, “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati? (AGI)
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