(AGI/AFP) – Seul, 25 feb. – Condoleezza Rice suona “Ra I-Su”, “fiore di pero di bellezza insuperabile”, in sudcoreano. Mentre a Pyongyang, in Corea del nord, e’ arrivata la Filarmonica di New York per lo storico concerto di domani, a Seul un gruppo di sostenitori statunitensi ha ‘regalato’ un nomignolo sudcoreano al segretario di Stato americano, in visita ufficiale nel Paese. “Nel creare il suo nome coreano, auspichiamo che la Corea del sud e gli Stati Uniti rafforzino la loro alleanza e partnership”, ha commentato Seo Jin-Seob, presidente dell’associazione di amicizia e alleanza Corea del sud-Stati Uniti. Poi ha spiegato l’origine del nome: “Ra” viene da Rice, “I” significa “fiore di pero” e “Su” sta per “supremo”. Il nome composto sta ad indicare “un servitore dello Stato onesto e fedele, rispettato dagli alleati”.
L’associazione ha l’abitudine di assegnare nomignoli, in segno di amicizia, a personaggi stranieri importanti: l’ambasciatore statunitense Alexander Vershbow e’ “Park Bo-woo” che significa “eterno amico dei coreani come un tesoro”, mentre il generale Burwell Bell, comandante delle forze Usa a Seul, e’ “Baek Bo-guk”, “difensore del Paese”.
La Rice – impegnata in un intenso tour asiatico che la portera’ in Cina e Giappone nel tentativo di sboccare il negoziato sul nucleare con la Corea del Nord – ha anche partecipato alla cerimonia di insediamento del presidente sudcoreano, Lee Myung-Bak. E, forse con il pensiero rivolto al concerto di domani, ha elogiato con trasporto la potenza delle note di Ludwig van Beethoven che hanno accompagnato i festeggiamenti. “E’ stata una cerimonia meravigliosa e commovente, con un bel discorso del presidente. E, ovviamente, e’ sempre piacevole ascoltare le sonate per archi di Beethoven interpretate cosi’ bene dal coro e dall’orchestra”, ha osservato Rice, nota per la sua passione per la musica classica e il pianoforte.
Anche Christopher Hill, capo negoziatore statunitense nella trattativa sul nucleare nordcoreano, sembra sposare la strada della diplomazia musicale. “Qualche volta i nordcoreani non amano le nostre parole, forse ameranno la nostra musica. Vedremo”, ha commentato Hill. Per il primo concerto di musicisti statunitensi nel Paese comunista che non ha rapporti diplomatici con gli Usa, la Filarmonica di New York ha scelto musiche di George Gershwin e Antonin Dvorak. (AGI)
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